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02 febbraio 2011
// POLITICA E SINDACATO
Relazione introduttiva all'Assemblea annuale 2011 della COPAGRI Veneto

Pubblichiamo il testo della relazione introduttiva del Presidente, all'Assemblea annuale 2011 della COPAGRI Veneto, dal tema "Agricoltura Veneta dopo il 2013: fare sistema per rilanciare la competitività".

 

"Un cordiale saluto a tutti gli invitati ed ai delegati,
Questo è un periodo di grosse trasformazioni e di difficoltà  per le imprese agricole su cui si scaricano le difficoltà del sistema Paese, i costi della riduzione dei consumi alimentari, di un forte ritardo di competitività e le insufficienze delle filiere produttive.
Difficile definire l’intensità, la velocità o la dimensione dei cambiamenti che ci stanno interessando direttamente o che stanno avvenendo intorno a noi: sicuramente li stiamo vivendo come straordinari, con disagio ed incertezza.
Lo scenario internazionale, il mercato e le sue regole con la grande distribuzione organizzata sempre più potente e sempre meno italiana, le relazioni tra lo Stato e i cittadini, i rapporti di forza nell’economia e nella società, la maggior differenza tra le classi ed i ceti sociali: sono tutti elementi di un grande quadro di cambiamento che però percepiamo più come minaccia che come opportunità.
E’ evidente la contrazione dei redditi delle aziende agricole venete, il cui numero di iscrizioni al Registro delle Imprese delle Camere di Commercio alla fine del terzo trimestre  2010 è ulteriormente sceso a circa  80.000 unità (- 2.331 imprese rispetto allo stesso periodo 2009 pari al - 2,8%). In Europa nel 2010 il reddito per addetto nei campi è aumentato del 12,3% mentre in Italia è diminuito del 3,3%. L’aumento del dato medio europeo  è il risultato dell'aumento del reddito agricolo reale (+9,9%) e della riduzione della manodopera agricola (-2,2%). Il reddito agricolo reale per lavoratore nel 2010 è aumentato in 21 stati membri dell'unione europea ed è diminuito in sei. Gli aumenti più importanti si sono rilevati in Danimarca (+54,8%), Estonia (+48,8%), Irlanda (+39,1%), Olanda (+32,0%), Francia (+31,4%), Lettonia (+25,5%), Belgio (+24,1%), Bulgaria (+23,0%) e Germania (+22,8%), mentre le maggiori diminuzioni si sono registrate in Romania e Gran Bretagna (-8,2%), Grecia (-4,3%) ed Italia (-3,3%)(Dati Eurostat).
Si ricorda che nel 2009 i redditi agricoli avevano subito un forte ribasso nell’Unione Europea a 27 paesi, con una riduzione media  sul 2008 dell’11,6%. In quell’occasione più di 20  Paesi avevano il segno negativo. Le maggiori contrazioni si erano rilevate in Ungheria (-32,2%), Lussemburgo (-25,2%), Irlanda (-23,65), Italia (-20,6%) e Germania (-21,0%). Solo 6 Paesi avevano registrato un aumento: Malta (+7,8%), Danimarca (+4,3%), Finlandia (+2,6%), Cipro (+0,9%), Belgio (+0,4%) e Grecia (+0,3%).
Nel 2009 uno dei principali motivi della flessione dei redditi era stata la diminuzione del valore della produzione agricola dell’UE. Numerosi settori erano stati colpiti in maniera particolarmente dura: il cerealicolo -30%, l’olio di oliva -24%, il lattiero-caseario -21% e il frutticolo -12%.
La produzione Italiana nel 2010 è stimata in riduzione dell’1,8% con prezzi non remunerativi a fronte di costi ed oneri in continua crescita. Anche il positivo aumento, sempre nel 2010, del 20,2% delle esportazioni dei prodotti agricoli italiani non ha portato ad un impatto positivo sui redditi.
Quello che appare evidente da questi pochi dati è che paesi come la Germania hanno reagito alle difficoltà del 2009 recuperando competitività e quasi interamente la riduzione di reddito, mentre in Italia ciò non è avvenuto.
In calo anche l’occupazione in agricoltura, che è scesa sotto i 60.000 occupati a fronte dei 75.000 occupati nel 2005. In controtendenza appare invece il comparto dell'industria alimentare veneta che risulta stabile, con un lieve incremento anche in termini di occupazione.
Bastano questi riferimenti, a cui si aggiunge la riforma della PAC dopo il 2013, argomento di approfondimento nella seconda parte dell’incontro di oggi per comprendere che i prossimi anni non saranno di ordinaria amministrazione per l’agricoltura e per la nostra organizzazione.
Come COPAGRI diamo voce agli associati ed alle preoccupazioni generali che non sono poche né piccole, ma dobbiamo evitare la sfiducia  che disorienta e riduce le capacità di reagire in modo costruttivo. Da questo, come da altri momenti difficili, non se ne esce da soli ma insieme, con un patto forte nel mondo agricolo e con la società. Alle sfide, alle difficoltà, con la consapevolezza della natura strutturale dei problemi e della necessità di terapie di urgenza, siamo chiamati a far fronte con un nostro progetto di agricoltura. C’è bisogno di strategia, di programmazione, di scelte chiare che indichino la direzione in cui andare.  
La nostra organizzazione deve riflettere inoltre sul modello da seguire per rappresentare ed assistere, nella gestione quotidiana delle imprese e di chi opera in agricoltura, gli oltre 14.500 imprenditori agricoli aderenti, avendo la consapevolezza che esiste un forte rischio che il modo tradizionale di fare sindacato in agricoltura sia vissuto dagli associati con distacco, con freddezza, in quanto non sempre vede una struttura che li rappresenta, ma sempre più spesso una “controparte”, in quanto “lunga mano dell’amministrazione pubblica” o impresa che eroga servizi.
Lo slogan della nostra assemblea di oggi “Agricoltura veneta dopo il 2013: fare sistema per rilanciare la competitività” parte dalla consapevolezza che l’agricoltura è strategica non solo per chi da essa trae direttamente il reddito ma anche per lo sviluppo economico di un territorio come quello Veneto  ed Italiano. Siamo inoltre convinti che per aumentare la competitività dei prodotti e delle imprese il “sistema Veneto” o preferibilmente, “sistema Italia” privato e pubblico deve saper fare squadra riducendo sprechi/costi e costruendo insieme opportunità. 

AGRICOLTURA SETTORE STRATEGICO.
La FAO ha calcolato che nei prossimi quarant’anni sarà indispensabile pressoché raddoppiare l’attuale produzione alimentare mondiale. Le difficili problematiche affrontate nelle riunioni di Summit mondiali (risorse energetiche, sicurezza alimentare, cambiamenti climatici, tutela ambientale), fanno riemergere l’agricoltura come settore strategico globale, non a caso definito primario.
Anche l’Italia ed il Veneto devono riconoscere l’agricoltura come settore cruciale per la sua rilevanza economica, ambientale, sociale e culturale ed intraprendere azioni perché sia competitiva e risponda alle aspettative dei cittadini consumatori.
E’ indispensabile una politica convinta dell’importanza del ruolo socio economico dell’agricoltura per fare fronte alle richieste di riduzione della spesa agricola comunitaria e per favorire l’adeguamento competitivo delle nostre imprese.
Dobbiamo dimostrare che la politica agricola assicura elevati standard di sicurezza alimentare e dell’ambiente, con una grande valorizzazione del territorio, dando un contributo fondamentale alla costruzione di un modello di sviluppo europeo competitivo sul mercato globale e multifunzionale.
Solo così anche il necessario adeguamento della nostra agricoltura, che porterà sicuramente a più imprese e meno aziende, sarà guidato da un’azione politica attenta e responsabile, il cui primo obiettivo siano gli interessi nazionali e del territorio, garantendo un adeguato grado di autoapprovvigionamento e di sicurezza alimentare.


AGRICOLTURA, GLOBALIZZAZIONE E COMPETITIVITA’.
All’agricoltura si chiede concretezza.
In uno scenario di forti mutamenti e di grandi sfide: sicurezza alimentare, liberalizzazione dei mercati, cambiamenti climatici e sfruttamento delle risorse naturali, all’agricoltura veneta si chiede soprattutto di produrre alimenti sicuri a costi contenuti, di salvaguardare il territorio, l’ambiente e la biodiversità, di contribuire a ridurre le emissioni di biossido di carbonio con la produzione di biocombustibili.
Le imprese agricole non si sottraggono dal fornire il proprio contributo per vincere queste sfide. E’ necessario, tuttavia, che esse siano dotate di vitalità e capaci di sostenersi economicamente. Siano, in altre parole, competitive ed in grado di generare redditività.

L’aumento dei prezzi e la questione del valore aggiunto.
L’annata agraria 2010 si è chiusa confermando tutte le difficoltà del settore, sempre più indifeso di fronte alla globalizzazione dei mercati ed ai suoi effetti. L’andamento divergente tra prezzi dei mezzi tecnici, soprattutto carburanti e mangimi, e prezzi all’origine rappresenta, ancora oggi, uno dei fattori di criticità per l’intero settore agricolo e mette in seria crisi i margini di redditività delle imprese agricole. Come COPAGRI, dopo aver dichiarato lo stato di agitazione stiamo valutando le azioni da mettere in campo per segnalare la situazione critica del mercato che ormai perdura da troppo tempo in settori come quello ortofrutticolo, vitivinicolo, suinicolo e lattiero-caseario e per zone come la montagna, con un reddito insufficiente a coprire i costi delle materie prime in continuo aumento. Una situazione dei prezzi che non garantisce un futuro alle aziende agricole.
La maggiore domanda di prodotti alimentari da parte di Cina, India ed altri paesi emergenti, l’aumento significativo del prezzo del petrolio e dell’energia, le gravi catastrofi naturali che hanno compromesso i raccolti e/o le semine e le azioni speculative, hanno portato ad un aumento dei prezzi sul campo che però rimangono sotto i costi di produzione. La differenza tra i prezzi praticati sui campi e quelli al consumo è sempre più ampia.
Nell’ortofrutta, dall’azienda agricola alla tavola, i prezzi possono crescere anche di venti volte. In Italia, mediamente nella formazione del prezzo finale,  la quota che va all’agricoltura si è ridotta al 17-18%, la quota dell’industria è di circa il 22-23% mentre l’incidenza della distribuzione è pari o superiore al 60%. Se un prodotto costa in azienda pochi centesimi al dettaglio supera l’euro. Senza voler colpevolizzare nessuno è evidente che esistono squilibri, ma anche scarsa efficienza nella filiera.
Filiere agroalimentari troppo lunghe, inadeguatezza della gestione dei mercati agricoli, logistica infrastrutturale e trasporti insufficienti e costosi, incrementi tariffari, importazione di prodotti senza regole e controlli, agro-pirateria e mancanza di tutela delle produzioni italiane di qualità  e soprattutto le speculazioni, portano a gonfiare i prezzi al consumo senza remunerare adeguatamente i produttori.
La riduzione dei prezzi alla produzione e l’aumento di quelli al consumo, non è solo penalizzante per gli agricoltori e per i consumatori. Alimenta anche fenomeni di crescente sostituzione dei prodotti nazionali con prodotti che provengono dall’estero e, quindi, opera direttamente sulle abitudini alimentari del consumatore che sarà sempre più attento al costo dei prodotti e sempre meno alla loro provenienza ed alla loro qualità.
Il rischio, insomma, è di generare una situazione opposta rispetto a quella che si dovrebbe determinare: più distanza, anziché riavvicinamento tra agricoltori e consumatori e, in ultima analisi, più distanza tra agricoltura e territorio.

Vendita diretta, accorciare e razionalizzare le filiere, rafforzare le strutture economiche.
Bene le filiere corte (vendita diretta, spesa sull’aia, compri in campo, farmer market, ecc.), quando possibili, e le forme associative, ancorchè necessitino cambiamenti nel funzionamento di queste forme operative, ma bisogna sostenere gli imprenditori che promuovono nuove forme societarie per la trasformazione e la distribuzione dei prodotti. Non è pensabile che le imprese agricole raggiungano il successo senza riconquistare in modo appropriato gli spazi produttivi all’interno dei quali si forma la parte preponderante del valore aggiunto dei prodotti alimentari.
Bisogna quindi rafforzare la cooperazione e le organizzazioni economiche, superando la logica dei campanili e la concorrenza locale, perché unite sappiano definire politiche comuni di marketing, di mercato e di valorizzazione del territorio. Siamo favorevoli alle fusioni fra cooperative, alla costituzione di consorzi e di società per raggiungere le quantità e le capacità commerciali indispensabili per competere sui mercati. Siamo favorevoli alle produzioni di “nicchia” ma le imprese agricole venete, direttamente o tramite le strutture associative o commerciali presenti, devono poter essere interlocutori delle grandi catene di distribuzione.
Bisogna che tutta la filiera prenda consapevolezza che non basta più sottrarsi reciprocamente delle quote di valore aggiunto ma che bisogna sempre più coordinare i processi produttivi e valorizzare i prodotti finali per consentire la crescita, e non solo la sopravvivenza, della produzione e della trasformazione.
Per competere sarà sempre più necessario definire percorsi di collaborazione dentro le filiere.

La questione del mercato.
Il mercato si è globalizzato non solo perché i modelli di consumo hanno ormai una dimensione planetaria, ma soprattutto perché i flussi di merce non hanno più dei limiti geografici ma sono guidati solo da criteri di convenienza. Su questo mercato i veri attori dal lato della domanda sono certamente i consumatori, ma mediati dalle grandi catene della distribuzione moderna, sempre meno italiane, le cui aree di approvvigionamento non sono più contenute entro i confini nazionali.
La COPAGRI ritiene che la vendita diretta, l’agricoltura biologica, le produzioni tipiche rappresentano delle opportunità da perseguire ma che rispondono alle aspettative di un ristretto numero di aziende.
E’ necessario che l’economia italiana e veneta riescano ad attrezzarsi per poter competere su questo mercato. Per l’agricoltura significa non solo orientare le produzioni secondo la domanda, puntare sulla qualità e controllare il livello dei costi di produzione, ma organizzare l’offerta secondo le richieste di un mercato dove la competizione si vince non solo sul livello del costo o della qualità dei prodotti, ma soprattutto su quella dei servizi, (condizionamento, trasformazione, logistica, ecc.) necessari a trasformare la derrata agricola in prodotto alimentare. Vero terreno sul quale si perde o si vince la competizione nei confronti della domanda della grande distribuzione moderna.
C’è l’esigenza, nel settore agroalimentare, di una strategia condivisa capace di legare fortemente i prodotti al territorio per salvaguardare non solo le produzioni agricole ma le economie rurali e superare la frattura oggi esistente fra gli obiettivi della produzione e quelli di ampi settori dell’industria alimentare. Come COPAGRI riteniamo importante che, anche nei prodotti trasformati a livello europeo, venga approvato un provvedimento che imponga l’indicazione in etichetta del territorio di origine del prodotto, inteso come luogo in cui è stato coltivato  o in cui è stato allevato l’animale. Positivo, come espressione di volontà, anche se non immediatamente applicabile è l’approvazione definitiva, all’unanimità il 18 gennaio 2011, del DDL sull’etichettatura che obbliga le imprese ad indicare in etichetta il paese di origine del prodotto e l’eventuale utilizzo di OGM. Per i prodotti trasformati l’indicazione in etichetta riguarda il luogo in cui è avvenuta l’ultima trasformazione sostanziale ed il luogo di coltivazione o di allevamento della materia prima agricola principale. Ora ci attendiamo analoga compattezza dei rappresentanti Italiani in sede europea .
Da sostenere sono anche accordi fra agricoltura, industria e distribuzione  per la  valorizzazione dell’origine  italiana dei prodotti (stagionalità dei prodotti, spazi riservati negli scaffali dei supermercati, ecc.).

La questione etica.
Serve un nuovo ordine politico e della finanza per sostenere un nuovo modello di sviluppo che globalizzi anche la libertà e la democrazia, la giustizia e la solidarietà.
Molti degli oneri che gravano sui costi di produzione e che rendono i nostri prodotti meno competitivi discendono direttamente da quel complesso sistema di regole,  di diritti e di conquiste sociali  che, a loro volta, sono espressione della nostra civiltà, della quale costituiscono un bene irrinunciabile.
In questo senso, occorre avere la consapevolezza che valutare i nostri sistemi produttivi agricoli unicamente in base alla loro capacità di essere competitivi sul mercato globale significa anche rischiare di mettere a repentaglio quel sistema di diritti d’impresa, di lavoro, di sovranità e di sicurezza alimentare, di salvaguardia delle risorse naturali ed ambientali che abbiamo costruito nel tempo e che, se abbandoneremo la nostra agricoltura a se stessa, rischiamo di perdere per sempre.

La “tolleranza zero” contro i falsi made in Italy e con chi attenta alla salute dei cittadini.
Le produzioni agricole ed agroalimentari, nonostante la globalizzazione economica, devono rappresentare un fattore strategico per il nostro Paese per garantire un adeguato grado di autoapprovvigionamento e di sicurezza alimentare.
Come COPAGRI chiediamo di continuare e rafforzare i controlli, una dura lotta alle falsificazioni e la “tolleranza zero” per chi sofistica ed inquina gli alimenti. E’ necessaria la massima fermezza contro chi, attraverso azioni fraudolenti e illegali, mette a repentaglio la salute dei cittadini e mette a rischio la stessa credibilità del settore agroalimentare italiano. I recenti sequestri di prodotti alimentari avariati e dannosi alla salute effettuati presso aziende nazionali e sui prodotti di importazione, confermano l’esigenza di continui controlli per debellare l’adulterazione e le truffe nell’alimentazione.
Non si tratta di mettere nuove barriere o di ostacolare la libera circolazione delle merci ma di mettere in grado tutti gli agricoltori di farsi una concorrenza dura, ma leale.

Il patto con la società: sicurezza, serietà e sviluppo del territorio.
La questione della sicurezza alimentare (caso diossina in Germania) sta tornando centrale in Europa, non solo in riferimento alla “qualità e salubrità” delle derrate agricole, ma anche alla garanzia dell’approvvigionamento per soddisfare i bisogni alimentari. La sicurezza alimentare può divenire un nuovo collante per un patto con la società (non solo coi consumatori) e veicolo di un nuovo sviluppo più equilibrato e sostenibile.
Oltre a garantire la sicurezza alimentare occorre, come produttori, riuscire a farla percepire ai consumatori per evitare crisi di interi settori, come nel caso dell’aviaria o della mozzarella, dove le quote di produzione a rischio erano effettivamente limitate. Il sistema dei controlli e la credibilità delle istituzioni che li effettuano sono fondamentali per salvaguardare le nostre produzioni. Serietà viene richiesta anche ai vari attori della filiera. Non basta l’indicazione in etichetta e l’utilizzo di prodotti agricoli di qualità e sicuri per la salute, bisogna che i prodotti siano corrispondenti a quanto previsto dai disciplinari di produzione, sia per l’origine che per le altre componenti del prodotto.
Nel patto con la società rientra a pieno titolo il fondamentale ruolo multifunzionale dell’agricoltura per lo sviluppo dei sistemi territoriali. In questo contesto sono sicuramente utili le azioni per migliorare l’efficienza delle imprese, per esaltare la qualità delle produzioni, per l’integrazione di filiera, fino ad arrivare alla promozione dei prodotti agroalimentari attraverso l’identificazione degli stessi con le peculiarità del territorio.

FARE SISTEMA ISTITUZIONALE ED ORGANIZZATIVO.
La competitività, in un quadro economico mondiale sempre più aperto, non può rimanere una questione esclusivamente a carico delle imprese, bensì deve essere estesa a tutto il “sistema Paese”.
Il ruolo pubblico è fondamentale per la crescita economica e sociale di un Paese: lo Stato e le amministrazioni locali hanno il potere di costruire strade, ponti e ferrovie, di assicurare l’erogazione dei servizi pubblici in maniera efficiente, di garantire servizi minimi a presenze fondamentali in aree marginali per evitare il dissesto.
In sintesi, se le infrastrutture sono moderne, se le comunicazioni funzionano, ecc., le imprese saranno più competitive e il Paese potrà beneficiare di una maggiore ricchezza, da reinvestire nel sistema o da destinare a maggiori servizi sociali.
Tuttavia, se lo Stato è inefficiente o troppo costoso è chiaro che il ruolo pubblico si trasforma in un ostacolo alla competitività.
La COPAGRI, per questo, chiede un grande sforzo all’amministrazione regionale perche sappia “fare rete”, in senso verticale (stato, regione, enti locali), e orizzontale tra i diversi Enti e soggetti che operano sul territorio regionale e tra settori: solo questo potrà portare, da un lato, a dare più peso alla voce locale, dall’altro a una effettiva semplificazione e chiarezza dei rapporti con cittadini e imprese.
La COPAGRI crede in un federalismo con competenze e ruoli chiari, che razionalizza e responsabilizza e le istituzioni coinvolte, che opera per la semplificazione amministrativa e che si misura in termini di efficacia ed efficienza.
Non abbiamo bisogno di altri centri decisionali ma di una pubblica amministrazione concreta e non ostile.

Fare sistema territoriale.
Soprattutto nei momenti di difficoltà come oggi, bisogna avere la capacità di fare sistema, di elaborare una strategia condivisa capace di evitare sprechi, di valorizzare le capacità produttive, la qualità, le tipicità, le risorse culturali (arte, architettura, storia) e ambientali e le altre produzioni dall’artigianato, all’industria e al turismo che rendono unica la nostra Italia ed il nostro Veneto e rappresentano una potenzialità ed una fonte preziosa di opportunità nuove e straordinarie, in termini di sinergie, competitività, innovazione, integrazione tra sistemi e coesione tra le forze sociali.
Promuovere un prodotto veneto è promuovere il suo territorio e  la sua tradizione. Vuol dire salvaguardare l’occupazione nel settore agroalimentare, nel terziario, nel turismo, ridurre i costi legati alla salvaguardia ed alle emergenze causate dal degrado e dall’abbandono del territorio, avere maggiori garanzie di sicurezza alimentare  sui prodotti che arrivano sulle nostre tavole.
La valorizzazione delle produzioni passa anche attraverso la capacità di sviluppare positive sinergie con gli altri settori produttivi e di concentrare gli interventi in manifestazioni e iniziative fatte in vetrine significative della Regione ed all’estero per promuovere le nostre produzioni agricole, artigianali, turistiche, ecc.. Abbiamo in Veneto dei luoghi di eccellenza riconosciuti nel mondo, in primis Venezia ed il Lago di Garda. “Utilizziamoli” in modo sinergico (CCIAA, Cooperative, Organizzazioni Professionali agricole, ristoratori, ecc.) per far conoscere i nostri prodotti e per lo sviluppo del territorio. Come COPAGRI abbiamo approvato e sostenuto il progetto di utilizzare per promuovere sui mercati di tutto il mondo non solo le bellezze artistiche e naturali della regione, ma anche le sue produzioni agroalimentari certificate, il marchio turistico del Veneto (il Leone di San Marco affiancato dalla stella a sette punte con accanto lo slogan  “Veneto: tra la terra e il cielo”). La Regione Veneto ha investito e investirà milioni di euro per la promozione del marchio regionale sui mercati nazionali ed internazionali (Nord America, Europa centrale e dell’Est, Australia e Sud-est asiatico). Le imprese agricole e agroalimentari devono essere pronte ad utilizzare questa opportunità per mantenere ed aumentare le quote di mercato dei prodotti certificati veneti.

Fare sistema nel settore primario.
La COPAGRI Veneto ha partecipato alla Conferenza regionale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale ritenendo importante operare per costruire insieme – istituzioni e rappresentanze – una nuova politica agraria regionale che si ponga l’obiettivo di delineare un percorso di modernizzazione per la competitività delle imprese agricole e di riorganizzazione dell’intero sistema primario. In cartella sono riportati i documenti di sintesi delle 5 linee strategiche della conferenza a cui rimando per un approfondimento. Alcuni aspetti ribaditi dalla Copagri in occasione dei seminari tematici sono contenuti nel materiale proposto.

Sistema pubblico regionale e competitività.
Lunedì 17 gennaio 2011 si è svolto un primo incontro per la costituzione del nuovo Gruppo di lavoro per la semplificazione delle procedure del settore primario e non solo. Abbiamo detto non solo perché è importante il dialogo delle procedure anche con gli altri enti ed istituzioni (INPS, Agenzia del Territorio, ecc.) che interessano l’azienda agricola.
Sul versante dei rapporti tra i vari livelli di governo, è fondamentale  che l’ottica federalista, che vede il livello regionale quale snodo dell’organizzazione dei servizi, sia pervasiva e permei anche gli Enti statali (Agenzia del Territorio, INPS, ISMEA, per citarne solo alcuni), in modo che opportune iniziative di cooperazione possano essere concordate a livello locale, sulla base delle esigenze del territorio e secondo la capacità d’azione dell’amministrazione coinvolta, evitando, come avviene oggi, che negoziazioni portate avanti solo a livello centrale inibiscano potenzialità di sviluppo locale.
Come COPAGRI sosterremmo le azioni che mirano:
- allo sviluppo di un sistema informativo che sia di riferimento unitario per tutti gli adempimenti amministrativi di settore;
- ad alleggerire documenti del fascicolo aziendale con certificazione dei dati contenuti a valere per tutte le amministrazioni. Una carta in meno non risolve tutti i problemi, ma è un vantaggio per tutti;
- a mantenere costante la tensione al miglioramento organizzativo, alla semplificazione e alla chiarezza nei rapporti con gli “utenti”, siano essi imprese, cittadini o altri enti.

Razionalizzazione delle strutture. 
Nei momenti di difficoltà è indispensabile anche la razionalizzazione della struttura amministrativa pubblica per ridurre i costi degli apparati e liberare risorse per le imprese ed i lavoratori. Va pertanto completato il percorso di chiusura degli ispettorati (meno dirigenti, meno costi delle sedi) con l’istituzione dello sportello unico che deve operare in stretto raccordo con gli uffici regionali. L’AVEPA non sempre in passato ha operato in maniera coordinata, auspichiamo che le recenti scelte operative-organizzative, che hanno coinvolto anche il gruppo dirigente, contribuiscano a migliorare questo aspetto. Per evitare difformità di comportamento ed avere risposte immediate è da valutare, come auspicato anche da altre organizzazioni agricole, la scelta di modificare la legge istitutiva di AVEPA con la sua trasformazione da Agenzia ad Azienda regionale. Da perseguire l’obiettivo meno apparato e burocrazia, più celerità nell’erogazione degli aiuti.
Va razionalizzata e orientata a supporto delle imprese l’azienda regionale Veneto Agricoltura dismettendo ciò che non è strategico. Di fronte a fenomeni come il cambiamento climatico, la mondializzazione dell’economia ed i progressi delle tecnologie, la capacità di adattarsi e di anticipare i cambiamenti si manifesta come uno dei fattori di successo più importanti.
Qui Veneto Agricoltura in stretto raccordo con le imprese, con l’università ed i centri di ricerca e sperimentazione può rappresentare una risorsa strategica del sistema, contribuendo al veloce trasferimento della conoscenza e dell’informazione,  per potenziare la capacità di innovare e conseguentemente migliorare la competitività.

Il partenariato ed i progetti di filiera.
A livello nazionale la COPAGRI, in quanto organizzazione rappresentativa è presente nel CNEL e nel Tavolo Verde. Nel Veneto la COPAGRI fa parte del Tavolo Agroalimentare ed ha richiesto la partecipazione al Tavolo Verde Regionale. Richiesta che ci auguriamo venga accolta al fine di poter dare adeguata rappresentanza ai nostri oltre 14.500 associati in vista dei prossimi importanti appuntamenti.
Il partenariato disegna un modello di formulazione e gestione delle politiche pubbliche che si caratterizza per un più ridotto ruolo della regione in quanto unico attore competente sulle questioni dello sviluppo, favorisce la concertazione e la partecipazione attiva dei soggetti privati.
A tal riguardo c’è l’esigenza di un partenariato forte “progettuale” e non debole solo “formale” per soddisfare gli adempimenti normativi. L’assessore e gli uffici regionali con l’organizzazione della conferenza regionale per l’agricoltura che si chiuderà l’11 febbraio 2011 ci hanno offerto una occasione importante di apertura e di coinvolgimento per favorire l’elaborazione di una strategia condivisa e dare vita a pratiche di co-progettazione.
C’è poi l’esigenza di un partenariato stabile. E’ fondamentale la volontà di progettare il proprio futuro da parte di territori ampi coinvolgendo tutti i settori produttivi e/o di interi comparti produttivi (tavoli regionali) per rendere competitivo quel territorio (Gal) o quel prodotto (filiere).
Come importante è una forte capacità di “governo unitario della spesa” agricola regionale, che individui obiettivi, programmi e strategie comuni, che stante il vincolo obiettivo dell’invarianza della pressione fiscale e riduzione dei trasferimenti dallo stato, corre il rischio di scomparire compressa da altre priorità a domanda più forte (istruzione, trasporti, spesa sociale e sanitaria).
I programmi di filiera sostenuti anche dalla COPAGRI si sono rivelati strumenti validi per finanziare i progetti dei soggetti interessati (aziende trasformazione, aziende agricole, ecc.) però senza particolari coinvolgimento della filiera interessata. Bisogna potenziare le relazioni interprofessionali con la stipula di contratti veri tra le parti e con la massima valorizzazione delle produzioni locali. Altrimenti i soggetti forti, la grande distribuzione e l’industria alimentare  avranno il sopravvento nel governo delle filiere.
Anche la piena conoscenza della domanda di generi agro-alimentari prodotti nella regione aiuta le filiere a trovare equilibrio e competitività.
La difficoltà di aggregazione è uno dei punti deboli delle aziende, delle associazioni, degli enti veneti e per questo è giusto concentrare gli sforzi a partire dalla fase progettuale per "costringerci" non solo formalmente a confrontarci per aumentare la competitività del sistema veneto. Competitivi in senso lato territoriale, economico, sociale, ambientale, ecc..
Per mettersi in rete, c’è sicuramente una importante azione formativa da fare, nelle imprese, nelle associazioni e nelle istituzioni.

Il bisogno di semplificare.
Oggi l’incidenza della burocrazia nell’impresa agricola è tale da ridurre sensibilmente il tempo e le risorse da dedicare all’attività produttiva. La COPAGRI ritiene che le complicazioni inutili della burocrazia non servano. Anzi, oltre a costituire un costo insopportabile per le piccole e medie imprese, consentono truffe e frodi ai danni della collettività. Pensiamo alla gestione dei rifiuti agricoli prevista dal D.lgs 152/06 parzialmente corretta con la conversione in legge (Legge n. 205 del 30 dicembre 2008) del decreto per il rilancio competitivo del settore agroalimentare e successivamente complicata con l’adozione del SISTRI, la cui introduzione definitiva è stata, in attesa di chiarimenti, ulteriormente prorogata al 31 maggio 2011. Era possibile trasportare i prodotti antiparassitari ma non i barattoli vuoti. Con gli accordi di programma provinciali avevamo trovato un sistema che garantiva il recupero trasparente dei rifiuti agricoli. Ora c’è il rischio che le complicazioni imposte dalla nuova normativa porti a due effetti negativi, la dispersione dei rifiuti e il mancato rispetto della condizionalità per le imprese con tutti i rischi connessi.
Siamo consapevoli che una società sempre più complessa non possa fare a meno di una gestione amministrativa burocratica dell'insieme delle proprie attività. Essa però va concepita come uno strumento che, da una parte governi gli interventi pubblici e, dall'altra, garantisca trasparenza e corretta concorrenza sul mercato. Dobbiamo far  si che l'attuale sistema, pensato per una formale e non sostanziale gestione dell'attività, funzionale solo alle esigenze di una burocrazia sempre più deresponsabilizzata, si trasformi e diventi  un volano per lo sviluppo (sostegno di iniziative per risolvere il problema nitrati, liquidazione senza ritardi degli aiuti comunitari, reperimento di manodopera, ecc.).
La gestione, attraverso un processo di privatizzazione che già coinvolge anche le Organizzazioni Professionali, attraverso i CAA, deve rispondere a logiche di semplificazione, di uniformità delle banche dati e di sportelli unici e non solo di risparmio della spesa pubblica con ulteriori costi imputati alle imprese.
I rapporti con la pubblica amministrazione  vanno semplificati e orientati per dare risposta alle imprese ed ai cittadini. Per questo molto utili riteniamo l’attivazione di sportelli dedicati per la risoluzione di anomalie (problema misure indennità compensative anni pregressi, ecc.) e la possibilità di prevedere forme semplificate di ricorso/riesame senza gravosi oneri e conflitti fra utente e pubblica amministrazione.
Come COPAGRI chiediamo provvedimenti di semplificazione degli adempimenti con maggiori controlli a valle, con rilascio di agevolazioni su autocertificazione dei requisiti con successivi maggiori controlli e sanzioni. Sosteniamo inoltre che la pubblica amministrazione non dovrebbe richiedere, salvo modifiche, la documentazione già in suo possesso compresi anche gli atti pubblici forniti da una differente istituzione (es. visura CCIAA, iscrizione INPS, visura catastale, ecc.).
Da sostenere inoltre l’eliminazione dell’obbligo di iscrizione alla CCIAA e del pagamento del diritto annuo per le aziende che non traggono alcun vantaggio dalla loro iscrizione (piccole aziende, aziende che conferiscono a cooperative, ecc.)

Sussidiarietà.
I CAA sono elementi fondamentali e insostituibili nel processo di sussidiarietà funzionale alla gestione del rapporto tra Pubblica amministrazione e agricoltori e sono in grado di contribuire fortemente all’obiettivo di gestire il complesso iter degli aiuti.
Sono soggetti ormai maturi, protagonisti ben definiti e preziosi per i nostri agricoltori, nella gestione dei complessi procedimenti amministrativi, che regolano, purtroppo con sempre eccessiva burocrazia, l’attribuzione dei sostegni comunitari, nazionali e regionali.
Rappresentano un servizio supportato da professionalità e livelli organizzativi tali da consentire una gestione coerente e proficua dei compiti sicuramente complessi che spettano ad ognuno.
Il sistema dei CAA rappresenta alcuni elementi di contraddizione che vanno analizzati e stimolano  ulteriormente approfondimenti. Alcuni elementi/provocazioni:
- Tende ad indebolire la pubblica amministrazione del ruolo di gestione dei procedimenti amministrativi: gli sportelli, le competenze, le carte sono esternalizzate e si può prefigurare un futuro in cui la “Regione” non può più fare a meno dei CAA;
- Rischia di “snaturare” il ruolo della rappresentanza delle organizzazioni agricole fortemente coinvolte nei processi gestionali delle pratiche e conseguentemente “sviate” dal ruolo contrattuale e politico diretto;
- Può far sospettare il mancato interesse della pubblica amministrazione ad un processo di semplificazione/efficienza a favore perché trova la soluzione nell’esternalizzazione.  
- L’esternalizzazione di parte del procedimento amministrativo comporta un aumento dei costi alle imprese.
In particolare la questione dell’aumento dei costi all’imprese rischia di avere un impatto sia in riferimento alla situazione di crisi dell’agricoltura, sia in riferimento alle minori disponibilità a disposizione del sistema dei CAA. La Copagri su questo chiede una riflessione, che coinvolga tutti i soggetti interessati, ribadisce la necessità della semplificazione e della sburocratizzazione.

La politica delle risorse: acqua e territorio.
La gestione idraulica dovrà essere sempre più attenta in presenza di fenomeni meteorologici estremi. Troppo facile è ricordare quanto appena successo nella nostra regione a causa di una non appropriata programmazione ambientale. Serve una Politica Agricola che comprenda l’importanza della stabilità idrogeologica del territorio e prenda atto di come un sostegno pubblico a favore delle imprese agricole che si prendono cura del territorio, sia molto meno oneroso di quanto necessario in caso di calamità naturali. Eventi che, oltre ai danni ai beni demaniali causano purtroppo spesso morti, danni alle abitazioni e alle attività produttive che, per poter riprendere l’attività, necessitano anche di intere settimane con perdita di commesse e risorse. L’agricoltura è disponibile a fare la sua parte compresa la necessaria opera di messa a disposizione di terreni agricoli per bacini di laminazione o casse di espansione, a fronte di equi indennizzi. La COPAGRI chiede però che prima vengano valutate tutte le possibilità di recupero delle cave dismesse presenti nel territorio. In quanto, oltre al ruolo di assorbimento delle piene possono divenire  bacini di accumulo per l’irrigazione estiva.
La disponibilità della risorsa acqua, oggi in molti casi è più decisiva della risorsa terra. Importante è la sua attenta gestione, il recupero di efficienza delle reti e la diffusione di sistemi di irrigazione a basso consumo.
Per la gestione dell’acqua la COPAGRI sottolinea la validità complessiva e la centralità dei Consorzi di Bonifica per la programmazione, l’esecuzione delle attività di bonifica, di irrigazione, di difesa del suolo e di coordinamento dell’intervento pubblico con quello privato. Anche nella gestione di questi consorzi particolare attenzione deve essere posta alla riduzione delle tariffe procedendo alle necessarie razionalizzazioni nell’uso delle risorse (dopo la fusione  di molti enti), proponendosi con nuove attività (produzione energia idroelettrica, da biomasse, ecc.). Nell’attuale congiuntura economica gli eventuali aumenti sarebbero insostenibili per le aziende. 
La nostra organizzazione non si oppone alla realizzazione di opere che riteniamo fondamentali per la competitività del nostro Veneto. Ben venga dopo il passante, la pedemontana, la terza corsia Venezia/Trieste,  la TAV, ma si chiede  che esse vengano realizzate in modo più razionale, meno costoso e soprattutto nel massimo rispetto dell’economia rurale locale, ambientale e paesaggistica. Il riferimento è in particolare al prossimo tracciato ferroviario Mestre – Portogruaro per la TAV. Lascia allibiti per l’aggressività con la quale viene assalito il territorio della Venezia Orientale a fronte di altre possibili soluzioni.
Il consumo del suolo agricolo, essendo una risorsa limitata, va attentamente gestito evitando inutili cementificazioni per aree artigianali o abitative  in presenza di un rilevante patrimonio edilizio in dismissione.

ALTRI INTERVENTI PER MANTENERE  COMPETITIVA L’IMPRESA.
In un momento di recessione servono interventi straordinari anticrisi e scelte di rilancio per un’agricoltura vitale, in grado di svolgere sul territorio il  proprio ruolo di settore produttivo e multifunzionale che da lavoro ad oltre 1 milione e duecentomila persone. Dobbiamo colmare i deficit che riducono la capacità competitiva delle nostre produzioni, in quanto gli imprenditori agricoli non hanno alcuna intenzione di smettere di produrre ma vogliono poterlo a fare a costi più bassi, in modo organizzato e competitivo, assicurando una migliore qualità dei prodotti.

Liquidità alle imprese.
Occorre intervenire urgentemente per ridare liquidità alle imprese:
- accelerando il pagamento degli aiuti rimasti ancora nelle casse degli organismi pagatori o delle amministrazioni pubbliche (domande uniche, PSR, investimenti aziendali, insediamento giovani, indennità compensative, IVA, ecc.);
- erogando acconti del 70-80% anche per le aziende con più domande poliennali soggette a controllo o con anomalie;
- attivando interventi in regime di de minimis per abbattimento degli interessi sui prestiti;
- stipulando accordi con gli istituti di credito per la ristrutturazione dei debiti e per le esigenze di liquidità a breve e medio termine, garantiti in parte da ISMEA e Veneto Sviluppo, a tassi agevolati e spread concordati. Con gli opportuni aggiustamenti si potrebbero riproporre i prestiti di conduzione.

Interventi per ridurre i costi e sostenere gli investimenti.
Si attendono interventi concreti sui costi con la semplificazione degli adempimenti burocratici che pesano sulle aziende, con una riduzione delle accise sui carburanti, con interventi contro le bolle speculative (il mancato impiego dei concimi per gli elevati prezzi mettono a rischio la qualità di alcune produzioni), con una riduzione dell’IVA e/o crediti d’imposta per gli interventi di adeguamento strutturale e/o di nuovi  investimenti aziendali, con interventi fiscali per  favorire i conferimenti di aziende oppure la gestione fra più aziende di una parte dei processi produttivi. Bisogna rendere premianti e quindi ridurre a meno della metà i coefficienti IVA e di redditività delle società che commercializzano i prodotti delle aziende socie, oggi fissati rispettivamente al 50% dell’IVA incassata ed al 25% del fatturato.
Positive le iniziative come quelle della Regione Veneto per la promozione dei prodotti certificati legati al marchio del turismo, ma bisogna prevedere anche interventi per abbattere i costi aziendali per la certificazione dei prodotti. Le certificazioni in generale, quali strumenti di garanzia al mercato, sono sicuramente strumenti validi ma apportano costi certi a ricavi incerti e appesantiscono l’impresa in termini di oneri finanziari ed organizzativi, che solo il mercato può remunerare. Altre strategie sono a rischio come dimostra lo scarso appeal degli interventi spot per favorire l’accesso ai sistemi di qualità. I consorzi di tutela e le strutture di gestione delle denominazioni in genere, anche nel settore del vino comparto di eccellenza produttiva regionale, al di là di singole eccezioni, per dimensione, per risorse, per competenza non riescono a governare le produzioni  e si limitano ad una “passiva” gestione del marchio. Va perseguita una politica, in parte già avviata, di accorpamenti dei consorzi di tutela e di efficacia nei processi di valorizzazione delle produzioni.
Bisogna:
- favorire accordi con la grande distribuzione per avere spazi dedicati sugli scaffali, attivare l’obbligo nel caso di rilascio di nuove autorizzazione alla GDO di riservare degli spazi importanti alle produzioni tipiche locali;
- sostenere gli investimenti per rendere più competitiva la filiera agroalimentare (fusioni di strutture cooperative e delle imprese agroalimentari, piattaforme logistiche, trasformazione, commercializzazione e distribuzione, promozione e vendita dei nostri prodotti all’estero), azioni di sinergia e di sistema anche con altri settori produttivi, collaborazione stretta fra consorzi di tutela, camere di commercio, I.C.E., ecc.;
- perseguire a livello comunitario l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza delle materie prime dei prodotti agroalimentari;
- lottare contro le speculazioni nella catena di distribuzione dei prodotti agricoli e nella fornitura dei mezzi tecnici, con più controlli e più sanzioni. Sostenere accordi con la GDO perché nei momenti di crisi di un determinato prodotto questa riduca i propri margini di  profitto garantendo un prezzo minimo ai produttori come avviene in alcune regioni ed in Francia;
- contrastare le contraffazioni ed le forme di concorrenza sleale sull’uso illecito delle denominazioni italiane;
- controllare i prodotti di importazione dai Paesi terzi, marcatamente per quanto riguarda le caratteristiche qualitative ed igienico-sanitarie;
- confermare all’agricoltura la priorità, dopo l’uso umano, nell’utilizzo dell’acqua;
- controllare i  prodotti destinati alle aziende agricole (mangimi, sementi, ecc.) per evitare che si scarichino su queste ultime sanzioni e/o danni imputabili ad altri (vicenda BSE, suini alla Diossina, OGM, ecc.);
- creare nuove opportunità e diversificazioni produttive (utilizzo prodotti agricoli per finalità energetica e/o per altri usi industriali, fattorie didattiche, agriturismo, vendita diretta, ecc.), avendo sempre l’attenzione di verificare che il progetto d’impresa preveda contratti associativi e non, che valorizzino in termini economici i prodotti aziendali veneti;
- non aumentare gli oneri a carico delle imprese applicando il decreto legislativo 194/2008 che rappresenta una nuova “tassa” (da 400 ad oltre 1500 euro per azienda) sulla produzione, sul commercio e sullo stoccaggio dei prodotti agroalimentari;
- semplificare gli obblighi previsti dal D.Lgs. 81/2008 sulla sicurezza sul lavoro  per le piccole imprese agricole (no all’obbligo della visita medica per i lavoratori stagionali, ecc.), prevedendo aiuti e tempi congrui per l’adeguamento;
- rinviare l’introduzione di ulteriori restrizioni per il trasporto degli animali che porteranno, qualora recepite, ad un forte aggravio dei costi per le aziende zootecniche, già in difficoltà;
- favorire la nascita di piattaforme logistiche per la grande distribuzione all’interno o nelle vicinanze dei mercati agricoli;
- attivare le possibili deroghe per l’adeguamento alla direttiva nitrati L’applicazione troppo restrittiva del quantitativo di azoto per ettaro, dei tempi di spandimento e delle capacità di vasche e concimaie mette in forte difficoltà le imprese con conseguente rischio chiusura.
L’elenco si potrebbe allungare ma ci soffermiamo solo su altri due  aspetti che riteniamo fondamentale per il futuro dell’agricoltura veneta.


Ampliare le superfici aziendali ed investire sui giovani.
La ridotta superficie aziendale e la frammentazione fondiaria rappresentano sicuramente un limite per le nostre imprese.  E’ importante intervenire sui costi diretti e indiretti che lo IAP deve sostenere per procedere alla permuta di terreni. Porre in atto azioni come aiuti o sgravi fiscali per chi affitta o cede i terreni ad un Imprenditore Agricolo Professionale al fine di creare dei corpi fondiari omogenei, ma anche avere il coraggio di non considerare intoccabile la legge sugli affitti. Oggi, contrariamente al passato, c’è richiesta di terra e non di difesa da chi la concede. La durata di 15 anni di un contratto non stipulato correttamente con l’assistenza delle organizzazioni professionali, spaventa i concedenti che preferiscono affidare i terreni ai contoterzisti. Potrebbe essere ragionevole anche un periodo più breve, considerato che una minore durata agevola sicuramente la mobilità dei terreni e che allo scadere è facile che il contratto sia rinnovato con vantaggi per il concedente, per l’affittuario e per il territorio.
Occorre favorire realmente il ricambio generazionale con sgravi contributivi e fiscali e con
incentivi come l’aiuto all’insediamento, che dovranno privilegiare, rispetto ad altri parametri, il progetto d’impresa compatibile con le richieste del mercato e/o il programma di sviluppo territoriale.  Dobbiamo sostenere i “coraggiosi”, che in questi momenti di crisi, scommettono ancora sull’agricoltura.
FARE SISTEMA ORGANIZZATIVO
Solo unendo le forze si può essere interlocutori autorevoli nei confronti delle istituzioni (UE, Governo, Ministero,   Regione, ecc.) e si riesce a fornire servizi migliori e meno costosi alle aziende. Questa è la storia della COPAGRI, ma non basta.
Da alcuni anni stiamo operando per riuscire a definire posizioni politiche condivise sui principali temi di carattere generale con le altre organizzazioni professionali agricole. Alcuni passi sono stati fatti a livello nazionale con la sottoscrizione di posizioni comuni con CIA e Confagricoltura e con il mondo cooperativo. In Veneto la collaborazione c’è quotidianamente sui tavoli tecnici regionali, c’è stata nei rinnovi delle assemblee dei consorzi di bonifica e di alcune camere di commercio.
L’obiettivo di superare le differenze storiche e contingenti per perseguire l’interesse degli agricoltori è pienamente condiviso da CIA e Confagricoltura dalla cui collaborazione nascerà quella che può ben considerarsi una novità assoluta nella storia delle relazioni sindacali fra le associazioni agricole con una forte collaborazione nella gestione del CAA. Come COPAGRI riteniamo sia possibile convergere su posizioni comuni per la gestione tecnica delle aziende agricole pur mantenendo ciascuna organizzazione la propria peculiarità. Con questa partecipazione viene messa in comune la capacità della gestione burocratica per conto degli agricoltori.


Un cantiere aperto.
Il nostro lavoro va considerato come un cantiere sempre aperto, un progetto in continua evoluzione. Non potrebbe essere altrimenti se vogliamo contribuire ad una maggior tutela e rispondere alle aspettative delle imprese agricole.
Ma per salvaguardare le imprese e tutelare politicamente i nostri soci, il dialogo fra organizzazioni è indispensabile. A problemi comuni bisogna avere il coraggio di rispondere con proposte comuni, possibilmente con l’unità delle rappresentanze, altrimenti cercando il maggiore consenso possibile.
La rappresentanza territoriale e un rinnovato dialogo fra organizzazioni professionali sono il modo con cui COPAGRI Veneto intende affrontare la duplice sfida della globalizzazione dell’economia e della territorializzazione dello sviluppo.

CONCLUSIONI.
Certo non si esauriscono qui i problemi del settore agricolo e dell'agroalimentare italiano. Dopo il fallimento dello sviluppo fondato sui castelli finanziari di carta,  del ricavo facile,  l’agricoltura, abituata alle fatiche di tutti i giorni, può rappresentare un settore strategico per restituire energia al Paese e contribuire allo sviluppo dell’intera società. Con questa assemblea vogliamo mantenere accesi  i riflettori sulla nostra agricoltura Veneta e costruire insieme – istituzioni e rappresentanze – un percorso di modernizzazione per la competitività delle imprese agricole e di riorganizzazione dell’intero sistema primario. "

 


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