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24 febbraio 2012
// PAC
intervento introduttivo Tavola rotonda Bologna 24 feb 2012

Un cordiale saluto a tutti gli invitati ed ai delegati,
Questo è un periodo di grosse trasformazioni e di difficoltà per le imprese
agricole su cui si scaricano le difficoltà del sistema Paese, i costi dell’aumento
dei mezzi tecnici (carburanti, mangimi, concimi, ecc.) e riduzione dei consumi
alimentari, il forte ritardo di competitività e le insufficienze delle filiere
produttive.
Difficile definire l’intensità, la velocità o la dimensione dei cambiamenti che ci
stanno interessando direttamente o che stanno avvenendo intorno a noi:
sicuramente li stiamo vivendo come straordinari, con disagio ed incertezza.
I dati emersi dal 6° censimento dell’agricoltura evidenziano che nel periodo
2000-2010 il numero di aziende italiane si è ridotto del 32,2%. Nell’anno 2011
in Italia sono state chiuse circa 22 mila aziende agricole portando a 837.624 il
numero delle imprese iscritte alla CCIAA al 31/12/2011. Nelle nostre regioni
(Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e Veneto) le
aziende iscritte a fine 2011 al registro imprese delle camere di commercio
erano 276.160 con una riduzione di 6.311 rispetto al 2010. E’ quanto emerge
da una nostra analisi sulla base dei dati Movimpresa relativi all’anno 2011
pubblicati sul sito Infocamere. Questi dati confermano il trend negativo
dell’agricoltura con il forte rischio che la competitività delle imprese possa
essere ulteriormente compromessa dagli effetti delle varie manovre
economiche e fiscali, dalla stretta creditizia e dalla riforma della Pac 2014-
2020.
Solo l’IMU porterà un forte aumento della tassazione, sui terreni soprattutto
per chi li coltiva direttamente, sui fabbricati rurali agricoli (stalle, ricovero
attrezzi, magazzini, cantine, serre, ecc.) che erano fino ad oggi considerati
esenti, stimata da alcuni in circa un miliardo di euro. Questi immobili
rappresentano i nostri strumenti di lavoro come lo sono il computer per il
commercialista o l’automobile per il tassista o per il rappresentante ed
incideranno direttamente sulla redditività dell’impresa. Da qui la forte
richiesta presentata dalle organizzazioni agricole alle istituzioni ed ai comuni
perchè venga rivista questa norma con una netta differenziazione del
trattamento fiscale per chi il terreno lo usa per vivere e lavorare da chi lo usa a
soli fini di rendita speculativa.
La crisi che ha colpito l’agricoltura italiana nel 2009-2010 ha lasciato pesanti
strascichi in termini di indebitamento, che si vanno a sommare alle necessità
di anticipazioni di capitale che strutturalmente caratterizzano molte delle
produzioni agricole (si pensi agli investimenti colturali o all’attività di
allevamento per l’ingrasso, che possono comportare tempi di rientro delle
anticipazioni anche di parecchi mesi). Questa situazione fa sì che l’attuale
restringimento del credito da parte delle banche sia particolarmente
penalizzante per le imprese agricole che, in molti casi, senza adeguati sostegni
sono a rischio di sopravvivenza.
Bastano questi riferimenti per comprendere che questo periodo non è di
ordinaria amministrazione per l’agricoltura, ma richiede una forte
determinazione per condizionare scelte fondamentali per la competitività
futura delle nostre imprese.
Da questo, come da altri momenti difficili, non se ne esce da soli ma insieme,
con un patto forte nel mondo agricolo e con la società. I problemi sono
strutturali per questo c’è bisogno di strategia, di programmazione, di scelte
chiare che indichino la direzione in cui andare.
Il tema della tavola rotonda di oggi “Fare sistema per una agricoltura
produttiva e competitiva anche dopo il 2013” parte dalla consapevolezza che
l’agricoltura è strategica non solo per chi da essa trae direttamente il reddito
ma anche per lo sviluppo economico di un territorio come quello italiano ed
in particolare delle nostre regioni. Siamo inoltre convinti che per aumentare la
competitività dei prodotti e delle imprese i “sistemi regionali” o
preferibilmente, il “sistema Italia” sia privato che pubblico debba saper fare
squadra riducendo sprechi/costi e costruendo insieme opportunità.
AGRICOLTURA SETTORE STRATEGICO.
La FAO ha calcolato che nei prossimi quarant’anni sarà indispensabile
pressoché raddoppiare l’attuale produzione alimentare mondiale. La
popolazione passerà nel 2050 dagli attuali sette a nove miliardi di abitanti.
Inoltre paesi come India, Cina e Brasile, che hanno avuto negli ultimi 10 anni
una forte crescita del reddito medio pro capite, hanno incrementato in ugual
misura i consumi e la spesa alimentare. L’esigenza di nutrire in futuro la
popolazione ha scatenato l’accaparramento di terre agricole nei Paesi poveri
da parte di quelli emergenti.
Anche altre sfide affrontate nei summit mondiali (risorse energetiche,
sicurezza alimentare, cambiamenti climatici, tutela ambientale), fanno
riemergere l’agricoltura come settore strategico globale, non a caso definito
primario.
Anche l’Italia e le nostre regioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia,
Lombardia, Piemonte e Veneto devono riconoscere l’agricoltura come settore
cruciale per la sua rilevanza economica, ambientale, sociale e culturale ed
intraprendere azioni perché sia competitiva e risponda alle domande di
informazione e di trasparenza, in sintesi alle aspettative dei cittadini
consumatori.
E’ indispensabile una politica convinta dell’importanza del ruolo socio
economico dell’agricoltura per fare fronte alle richieste di riduzione della
spesa agricola comunitaria e per favorire l’adeguamento competitivo delle
nostre imprese. La PAC costa circa 55 miliardi di euro l'anno, pari al 40% del
bilancio comunitario (nei primi anni di vita della Comunità la PAC
rappresentava oltre i 2/3 del bilancio) e a meno dello 0,5% del PIL dell'UE. Il
costo della PAC va esaminato nel giusto contesto: a differenza di quanto
accade in altri settori, quali l'istruzione, la difesa, i trasporti, la sanità e la
sicurezza sociale, che sono finanziati dai governi nazionali, gli Stati membri
hanno stabilito che le decisioni relative alla politica agricola siano adottate a
livello comunitario e che sia previsto a tal fine un bilancio adeguato. In media,
il finanziamento della PAC costa ad ogni cittadino circa 109 € annui, circa 2 €.
a settimana. Non è un prezzo elevato se riusciamo a dimostrare che la politica
agricola assicura elevati standard di sicurezza alimentare, la salvaguardia del
territorio, dell’ambiente e della biodiversità, riduce gli effetti dei cambiamenti
climatici con una grande valorizzazione del territorio, dando così un
contributo fondamentale alla costruzione di un modello di sviluppo europeo
multifunzionale e competitivo sul mercato globale.
Solo così anche il necessario adeguamento della nostra agricoltura, che porterà
sicuramente a più imprese e meno aziende, sarà guidato da un’azione politica
attenta e responsabile, il cui primo obiettivo siano gli interessi nazionali e del
territorio, garantendo un adeguato grado di autoapprovvigionamento e di
sicurezza alimentare.
Anche al governo nazionale, alle regioni ed ai comuni chiediamo, la massima
attenzione nel considerare l’agricoltura ed il territorio strategici. In un
momento difficile per la nostra economia e per l’Italia a tutti viene richiesto di
dare il proprio contributo. Le famiglie contadine da sempre sono abituate a
fare sacrifici perché i figli abbiano un futuro migliore, a non arrendersi
quando i ricavi non coprono i costi o le produzioni sono colpite da calamità,
ad essere solidali con chi è in momentaneo bisogno, ad investire nell’azienda
e nella terra di cui sono custodi con tanta passione e professionalità. Ma non
possiamo accettare oneri e tagli indiscriminati che compromettono la
competitività delle aziende e mettono a rischio la sicurezza dei territori non
solo per le aziende agricole, vedi i drastici tagli di alcune regioni agli
interventi per la bonifica, con costi che verranno scaricati sulle aziende.
La riforma della PAC 2014-2020
Questa mattina il Prof. Vasco Boatto ha presentato le proposte della
commissione per la nuova PAC 2014-2020. Nella tavola rotonda di oggi
considerata la valenza degli interlocutori ci soffermeremmo sui principali
punti critici per l’Italia e sulle modifiche possibili.
La PAC deve porre al centro le imprese agricole e agroalimentari, deve
premiare l’economia reale, promuovere la ricerca, l'innovazione, il ricambio
generazionale e deve incentivare la produzione alimentare, anche facendo
leva sul valore aggiunto dei territori.
E’ fondamentale, in particolare:
- favorire lo sviluppo di un’agricoltura competitiva e sostenibile sotto il
profilo economico, sociale e ambientale;
- innovare e migliorare le condizioni per la commercializzazione, la
programmazione e la gestione dell'offerta;
- rispondere alla domanda di informazione e di trasparenza dei mercati e dei
prodotti, da parte dei consumatori;
- creare le condizioni giuridiche per la gestione da parte degli agricoltori di
filiere corte e trasparenti;
- promuovere e qualificare l’occupazîone agricola autonoma e dipendente.
Le nostre regioni della Pianura Padano-Veneta presentano livelli di
competitività dell’agricoltura molto elevati, in virtù della specializzazione
produttiva, della diversificazione delle produzioni e della loro
intensificazione in termini di lavoro e capitali. Queste forme di agricoltura
sono, di fatto, penalizzate dalla proposta della nuova PAC, a meno di
sostanziali arretramenti dal punto di vista della competitività.
1. Budget
La PAC interessa il 47% della superficie europea e oltre 18 milioni di occupati:
il suo futuro dovrà essere pensato per rispondere alle nuove esigenze delle
diverse agricolture che caratterizzano il territorio dell’Unione. Un ruolo
rilevante a cui non possono che essere assegnate risorse adeguate.
Oggi il bilancio Ue rappresenta il 2% della spesa pubblica complessiva dei
Paesi membri; per ogni 100 euro di Pil europeo circa un euro è destinato al
bilancio comunitario e meno di 40 centesimi sono destinati alla spesa agricola.
Inoltre, raffrontando la spesa agricola al consolidato di tutte le spese
nazionali, il suo peso non arriva all’1%. Il budget destinato all’agricoltura va
quindi confermato nel suo complesso e va sostanzialmente mantenuta la sua
attuale distribuzione tra Stati membri.
La decisione è demandata ai Ministri dell’Economia e delle Finanze: le
organizzazioni della filiera chiedono, alla nostra delegazione, e al Governo
nella sua massima espressione, una posizione forte ed autorevole a difesa
dell’agricoltura europea e degli interessi nazionali. L'Italia è un contribuente
netto su tutte le politiche comunitarie, oltre che sulla PAC; questa sua
particolare posizione deve essere fatta pesare nelle trattative.
2. Ripartizione delle risorse per Paese
Il nostro sistema agroalimentare poggia le sue capacità competitive,
prevalentemente, sulle specificità produttive e sulle produzioni di qualità. Un
patrimonio che consente all’Italia di vincere le sfide sui mercati mondiali.
Nella redistribuzione dei Fondi dei I pilastro è necessario utilizzare criteri
oggettivi che combinino SAU effettiva (es. ultimo censimento
dell’agricoltura) e non SAU premiata, con occupazione agricola, PLV,
ambiente rurale (tasso di ruralità). Un Paese come l'Italia, forte e crescente
contributore netto, non può accettare una redistribuzione dei fondi del I
pilastro che peggiori ulteriormente la sua posizione finanziaria. E’ necessario
contrastare l'attuale proposta, che per il meccanismo della convergenza, ha
evidenziato una riduzione del 6,9 % del budget di risorse destinate all’Italia.
3. Pagamenti diretti
Il superamento del criterio storico di calcolo dei pagamenti diretti e la loro
scomposizione nelle 4 componenti proposte dalla Commissione, (a)
pagamento diretto di base, b) greening, c) aree svantaggiate, d) accoppiato
volontario) necessita di gradualità e flessibilità, data la situazione fortemente
differenziata da cui parte l’agricoltura italiana. Occorre comunque superare
posizioni di rendita anacronistica ingiustificabili per il futuro. Vedi exproduttori
carni bovine che da 5-6 anni hanno dismesso l’allevamento e che
oggi coltivano i terreni a seminativo e percepiscono aiuti molto rilevanti per
ettaro. Bisogna prevedere che nell’assegnazione dei nuovi titoli la
componente storica non possa superare la media dei titoli storici regionali
prevedendo aiuti accoppiati per chi effettivamente ad esempio è produttore di
latte o di carni bovine.
Bene l'introduzione dei tetti aziendali anche a livelli inferiori di quelli
proposti, es. 50.000 per la prima soglia, purchè siano graduati in base
all’impiego del fattore lavoro. Si è favorevoli alla flessibilità offerta dai
pagamenti aggiuntivi gestiti su base nazionale al fine di costituire una politica
agricola nazionale capace, oltre che di premiare comportamenti virtuosi, di
intervenire in determinati settori strategici o in ristrutturazione. Tale
intervento deve essere di importo adeguato.
Riprendere in considerazione l’aiuto accoppiato per limitare l’impatto
potenzialmente dirompente degli aiuti a superficie per le nostre regioni per
settori quali la zootecnia. Per questo si chiede la possibilità di aumentare la
percentuale da destinare agli aiuti accoppiati anche oltre il 10%, fino al 20%,
in modo da mitigare l’impatto del criterio a superficie sulla zootecnia
intensiva, tanto importante per la nostre agricolture.
Richiedere, come ultima possibilità, qualora permangano gli attuali squilibri
l’applicazione del regime di pagamento di base a livello regionale o con
individuazione di aree omogenee interregionali (area della pianura padanoveneta,
ecc.).
La componente green dei pagamenti diretti costituisce invece una forte
criticità per il sistema agricolo delle nostre regioni. Rappresenta una
contraddizione rispetto alle finalità della riforma, relative alla produzione,
alla competitività ed alla semplificazione. In ogni caso devono essere
radicalmente riviste sia la dimensione finanziaria (si propone di ridurre al
20% il peso massimo della componente greening) sia le modalità applicative
con una riduzione al 3% della superficie con obbligo di riposo o di creazione
di aree di interesse ecologico. E’ indispensabile inoltre ampliare il menù di
misure che la rendono accessibile, inserendo colture virtuose in termini di
cattura di CO2, ampiamente diffuse nell’agricoltura dell'Europa mediterranea
(Olivo, vite, alberi da frutta, colture promiscue, pratiche anti-erosione, riso,
alberature corsi d'acqua, utilizzo razionale delle risorse idriche"). Le somme
non spese sul greening, devono rimanere agli Stati membri, per finanziare
misure altrettanto (o più) selettive sul versante ambientale. Qualora
permanga l’attuale impostazione si propone che le rotazioni delle colture
siano graduate in base alla superficie aziendale e che il rispetto del vincolo
relativo alle aree di interesse ecologico possa essere verificato su base
comprensoriale e non di singola azienda.
4. Agricoltore in attività
C’è piena consapevolezza che l'attuale sistema basato sul criterio storico vada
superato, (anche per contrastare posizioni di rendita fondiaria) ed è inoltre
necessario indirizzare i benefici della PAC prioritariamente verso le imprese
agricole che sono orientate al mercato e operano sul territorio, anche
attraverso forme di aggregazione e di integrazione, che in modo professionale
creano reddito e producono alimenti ed effetti positivi per la società.
Tenuto conto della riduzione delle risorse della PAC destinate al regime di
pagamenti unico, riteniamo che i beneficiari del pagamento unico debbano
essere, prioritariamente, sebbene non esclusivamente gli agricoltori attivi.
Alla luce della forte differenziazione delle normative in Europa, è necessario
che la definizione di "agricoltore attivo” sia demandata allo Stato membro.
Per quello che riguarda in nostro Paese "l’agricoltore attivo” è chi è iscritto
all’Inps e/o l’imprenditore agricolo professionale, singolo od associato, nelle
forme individuate dalla normativa nazionale vigente sulla base della
incidenza del tempo dedicato al lavoro agricolo sul tempo di lavoro
complessivo e della incidenza del reddito agricolo sul reddito totale da
lavoro.
L’attuale formulazione è poco selettiva ed anche nei casi di esclusione è
facilmente aggirabile con la costituzione di società agricole.
Il requisito selettivo di “agricoltore attivo" si applica à tutti gli agricoltori
beneficiari di pagamenti diretti a prescindere dall'importo erogato e con la
sola eccezione degli agricoltori che accedono al "regime per i piccoli
agricoltori” che si propone venga esteso fino a 3.000 €.
In subordine proponiamo che la definizione dell’agricoltore attivo sia
demandato ad ogni singolo stato membro e/o che la percentuale che venga
innalzata la % dal 5 al 20% prendendo in considerazione non l’aiuto ma il
reddito agricolo. La soluzione nazionale ha un forte rischio dato dallo scarso
coraggio e ridotta selettività dimostrata in passato.
E’ necessario poi assicurare a tutti gli agricoltori attivi l’accesso al sostegno.
Tutti gli agricoltori attivi alla data di presentazione delle proposte (o altra
data es. 15 maggio 2011), con superfici eleggibili, devono poter accedere
all’assegnazione dei nuovi titoli all’aiuto nel 2014. Tra l’altro questo
consentirebbe una notevole semplificazione delle procedure connesse alla
assegnazione. L’attuale formulazione tende ad escludere per via burocratica
alcune aziende mentre con le nostre proposte le imprese saranno escluse per
precisa scelta politica di orientare gli aiuti verso chi lavora e vive di
agricoltura.
5. Strumenti di gestione dei mercati
Il “primo pilastro” della PAC non significa solo pagamenti diretti. Esistono
anche tutta una serie di interventi di mercato, di fatto neutralizzati dalle
passate riforme, che dovranno essere rivisitati per rispondere ad una serie di
nuove esigenze dell’agricoltura, prima fra tutte la stabilità dei redditi.
Oggi tali strumenti di mercato assorbono meno del 9% della spesa del primo
pilastro.
Per disporre di strumenti efficaci di gestione delle politiche di mercato è
necessario rafforzare la possibilità di gestire a livello nazionale strumenti di
interventi selettivi come quelli assicurativi che vanno riportati coerentemente
nel primo pilastro.
La filiera agroalimentare italiana ritiene che debba essere introdotta nella
PAC post 2013, una effettiva “rete di sicurezza" che permetta di affrontare in
maniera tempestiva ed efficace le situazioni di crisi e le oscillazioni dei redditi
di tutti i soggetti della filiera, anche in risposta alla forte volatilità dei prezzi
dei prodotti agricoli. In assenza di un risultato soddisfacente su questo fronte,
occorrerà richiedere strumenti alternativi per compensare in misura adeguata
i danni provocati dalie crisi. Sul fronte dei mercati e della volatilità dei prezzi
bisogna irrobustire e rendere più efficace il sistema di reti di sicurezza, con un
sistema di prezzi di riferimento più. realistico.
Il complesso degli interventi deve assicurare nuove e più efficaci misure di
regolazione del mercato, che siano in grado di assicurare la trasparenza, il
corretto funzionamento della catena alimentare e un reale accorciamento della
filiera evitando intermediazioni, anche attraverso accordi locali di fornitura e
vendita diretta e, allo stesso tempo, mettendo a disposizione adeguati
strumenti finanziari e normativi.
Occorre rafforzare le azioni per l'aggregazione del prodotto e l'organizzazione
delle filiere. Sono prioritarie misure per il rafforzamento del potere
contrattuale degli agricoltori all’interno delle filiere produttive, prevedendo
condizioni di sviluppo per tutte le filiere, creando le condizioni giuridiche per
le filiere corte, gestite direttamente dagli agricoltori.
In questo quadro è necessario prevedere il finanziamento di misure quali:
- assicurazione agevolata a favore dei produttori (sia assicurazione contro le
calamità naturali che assicurazione ai reddito) e costituzione di fondi
mutualistici;
- garanzia e tutela del reddito nei momenti di crisi di mercato;
- misure per il miglioramento della commercializzazione sui mercati interni e
della penetrazione sui mercati terzi al fine di creare nuovi sbocchi per le
produzioni europee e sostenere il reddito dei produttori;
- programmazione e la gestione dell'offerta e per il suo miglioramento
qualitativo;
- miglioramento dei rapporti interprofessionali e della contrattualistica,
utilizzando tutte le forme di aggregazione, comprese le reti d’impresa;
- promozione al consumo di prodotti momentaneamente eccedentari;
- destinazioni alternative a quelle tradizionali (ad esempio energie da
biomasse) o distribuzione finalizzata presso scuole ed istituti di accoglienza;
- attività di stoccaggio privato.
E’ importante inoltre rivedere le politiche di liberalizzazione del potenziale
produttivo nel settore viticolo con il rinvio a dopo il 2020 dell’abolizione dei
diritti d’impianto.
6. Sviluppo rurale
La PAC dovrà puntare a sostenere e rafforzare 1a competitività
dell'agricoltura europea sulla base di un nuovo modello produttivo che
combini sostenibilità economica, ambientale e sociale. La politica di sviluppo
rurale dovrà rappresentare io strumento principale per il raggiungimento di
tali obiettivi. Ciò pone l’esigenza di una caratterizzazione più "agricola" del
complesso degli indirizzi e degli orientamenti programmatori. Specificità che
va garantita anche all’interno nel nuovo impianto programmatorio. L’attuale
assetto appare chiaramente non congeniale alle esigenze specifiche dei settore
agricolo che i grandi mutamenti in atto hanno determinato e va quindi
razionalizzato e semplificato.
La politica dì sviluppo rurale dovrebbe pertanto: '
- sostenere gli investimenti aziendali, con particolare priorità a quelli
indirizzati alla introduzione di innovazione tecnologica e organizzativa nelle
imprese ed al consolidamento, promozione e qualificazione delle produzioni,
tesi anche all’accorciamento, all’efficienza e alla trasparenza delle filiere;
- promuovere il ricambio generazionale;
- sostenere la realizzazione di azioni di integrazioni di filiera e di progetti
integrati territoriali;
- supportare progetti di infrastrutturazione dì sistema capaci di migliorare le
relazioni fra imprese agricole e servizi a monte e a valle del processo
produttivo;
- consolidare, promuovere e qualificare l’occupazione agricola, sia
dipendente, sia autonoma. I giovani devono rappresentare una priorità delle
future politiche, con la conseguente previsione di un maggiore sostegno negli
investimenti necessari per l'avviamento, la riconversione e lo sviluppo
dell'impresa. Le politiche di sviluppo rurale devono essere quindi potenziate
e prioritariamente finalizzate all’innovazione ed alla competitività delle
imprese agricole.
L’esigenza di scegliere.
Sia che parliamo di fisco o di PAC bisogna scegliere. Noi scegliamo di
difendere chi lavora e vive di agricoltura ecco perché chiediamo di rivedere le
aliquote ed i coefficienti di moltiplicazione nell’applicazione dell’IMU ed una
scelta chiara sull’agricoltore attivo. In questa introduzione ho voluto indicare,
spero chiaramente alcune proposte, su cui invito i rappresentanti delle regioni
a confrontarsi.
Le proposte della Commissione, hanno aperto un cantiere, bisogna recuperare
terreno rispetto ad indirizzi che ad oggi sono assolutamente negativi e far
valere possibilmente unitariamente le ragioni della nostra agricoltura.


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