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24 febbraio 2012
// PAC
POSIZIONE COPAGRI ER-FVG-LOM-PIEM-VEN SULLA RIFORMA DELLA PAC

Il giudizio delle COPAGRI Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e
Veneto sulle proposte per la nuova PAC 2014-2020, presentate dalla Commissione
Europea è negativo.
Le proposte delineano una PAC che non premia le aziende competitive ed innovative e
quanti vivono di agricoltura, non aiuta le imprese nei momenti di maggiore crisi di mercato
dei prodotti agricoli, ma aumenta gli oneri amministrativi, penalizza la nostra agricoltura, la
qualità, il lavoro, le garanzie di sicurezza alimentare ed ambientale e continua a sostenere
le rendite. La proposta è in contraddizione anche con le indicazioni di organismi
internazionali come la FAO che, a fronte dell’aumento tendenziale della domanda di cibo
e della volatilità dei prezzi, ritiene indispensabile la crescita produttiva ed il mantenimento
di scorte strategiche, quale fattore di riequilibrio mondiale e di stimolante dello sviluppo.
L’Europa deve riconoscere l’agricoltura come settore cruciale per la sua rilevanza
economica, ambientale, sociale e culturale ed intraprendere azioni perché sia competitiva
e risponda alle aspettative dei cittadini consumatori, garantendo un adeguato grado di
autoapprovvigionamento e di sicurezza alimentare.
Il criterio di redistribuzione delle risorse ipotizzato è unicamente quello della superficie, che
non riconosce il valore e la ricchezza dell’agricoltura italiana, non tiene in nessun conto di
fattori fondamentali come la PLV e il lavoro e porta ad una riduzione inaccettabile del
budget nazionale e delle aziende delle nostre regioni. Un paese come l’Italia, contributore
netto dell’Europa, non può accettare una redistribuzione dei fondi del 1° pilastro che
peggiori ulteriormente la propria posizione.
Per l’Italia è prevista una riduzione 2013/2019 di oltre il 6% a prezzi correnti, senza
considerare l’inflazione che nel periodo supererà il 12%, mentre non solo i paesi dell’Est-
Europa ma anche il Regno Unito vedrà aumentare le risorse dei pagamenti diretti. Per le
nostre regioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e Veneto, se
non intervengono correttivi a livello nazionale è prevista, per gli effetti della
regionalizzazione, una ulteriore penalizzazione di oltre il 30% che è insostenibile
soprattutto per le aziende zootecniche.
Le COPAGRI Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e
Veneto chiedono un forte impegno di tutti i soggetti interessati a partire dal Governo e
dagli organismi Regionali, da tutta la rappresentanza agricola, affinchè la nostra
agricoltura non venga ancora penalizzata dall’Europa. In particolare si chiede di:
1) Rivedere i criteri di ripartizione delle risorse per paese. Per riequilibrare la
ripartizione in ambito sia europeo che nazionale oltre al criterio della superficie
vanno considerati prioritari il valore aggiunto per ettaro e la quantità del lavoro (sia
dipendente che autonomo).
2) Ampliare le misure e le colture virtuose e ridurre le percentuali della superficie con
obbligo di riposo o di creazione di aree di interesse ecologico per accedere all’aiuto
all’inverdimento (greening). Vanno considerate come virtuose anche colture
ampiamente diffuse nella nostra agricoltura quali la vite, gli alberi da frutta, l’olivo,
ecc., con interfilari inerbiti per il ruolo antierosione e di cattura dell’anidride
carbonica, ma anche l’adozione di pratiche per l’utilizzo razionale delle risorse
idriche, ecc.. L’obbligo aziendale che almeno il 7% degli ettari ammissibili, escluse
le superfici a prato permanente, sia costituito da aree a interesse ecologico è
particolarmente penalizzante per le aziende a orientamento tecnico-economico
specializzato e richiede un forte appesantimento amministrativo.
3) Assicurare effettivamente la possibilità di accedere ad un livello uniforme di
sostegno obbligatorio a tutti gli agricoltori. Tutti gli agricoltori attivi alla data di
presentazione delle proposte (o altra data es. 15 maggio 2011), con superfici
eleggibili, devono poter accedere all’assegnazione dei nuovi titoli all’aiuto nel 2014.
L’attuale formulazione non è così precisa, infatti prevede l’assegnazione a chi ha
attivato almeno un titolo nel 2011 ed in deroga a chi ha prodotto esclusivamente
ortofrutticoli o coltivato esclusivamente la vite ed a chi non ha chiesto sostegni
nell’ambito dell’RPU per superficie e possedevano solo terreni agricoli che non
erano mantenuti in buone condizioni agronomiche.
4) Orientare maggiormente gli aiuti verso le imprese professionali e verso chi vive di
agricoltura. Per questo vanno esclusi dagli aiuti oltre i 3.000 euro, coloro che non
sono imprenditori agricoli professionali e/o iscritti INPS sezioni coltivatori diretti -
IAP.
5) Superare posizioni di rendita anacronistica ingiustificabili per il futuro. Vedi exproduttori
carni bovine che da 5-6 anni hanno dismesso l’allevamento e che oggi
coltivano i terreni a seminativo e percepiscono aiuti molto rilevanti per ettaro.
Bisogna prevedere che nell’assegnazione dei nuovi titoli la componente storica non
possa superare la media dei titoli storici regionali prevedendo aiuti accoppiati per
chi effettivamente ad esempio è produttore di latte o di carni bovine.
6) Sostenere l’aiuto accoppiato per limitare l’impatto potenzialmente dirompente degli
aiuti a superficie per le nostre regioni e per settori quali la zootecnia. Per questo si
chiede la possibilità di aumentare la percentuale da destinare agli aiuti accoppiati
anche oltre il 10%, in modo da mitigare l’impatto devastante del criterio a superficie
sulla zootecnia intensiva, tanto importante per le regioni Emilia Romagna, Friuli
Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e Veneto.
7) Rafforzare il potere contrattuale degli agricoltori all’interno delle filiere produttive,
creando le opportune condizioni giuridiche, valorizzando l’aggregazione del
prodotto ed individuando un sistema di creazione dei prezzi più trasparente.
8) Richiedere, come ultima possibilità, qualora permangano gli attuali squilibri
l’applicazione del regime di pagamento di base a livello regionale o con
individuazione di aree omogenee interregionali (area del nord, ecc.).
9) Rivedere le politiche di liberalizzazione del potenziale produttivo nel settore viticolo
con il mantenimento dei diritti d’impianto.
Le COPAGRI Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e Veneto sono
favorevoli all’introduzione dei tetti aziendali anche inferiori di quelli proposti purchè
graduati in base all’impiego del fattore lavoro (dipendente e autonomo). Le COPAGRI
Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e Veneto sono altresì
favorevole alle misure per le zone svantaggiate e ad aumentare gli aiuti per i giovani.
Abbiamo bisogno di una PAC che guardi ai mercati che aiuti l’agricoltore ad essere
protagonista del proprio futuro premiando chi lavora, investe, crea occupazione, filiere con
una giusta distribuzione del reddito e chi salvaguarda il nostro territorio.
Le proposte della Commissione, hanno aperto un cantiere, bisogna recuperare terreno
rispetto ad indirizzi che ad oggi sono assolutamente negativi e far valere possibilmente
unitariamente le ragioni della nostra agricoltura.


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