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20 dicembre 2017
// AGRIUE - AMBIENTE
Agricoltura, per clima a 2030-40 reddito aziende fino a -13% Convegno Mipaaf, migliorare dialogo ricerca, imprese e politica

ROMA - Il cambiamento climatico fra il 2030 e il 2040 aumenterà la probabilità di danni da ondate di calore dal 5% del 1990 sino al 49,5%, provocando una riduzione del reddito netto medio per alcune tipologie di aziende agricole-zootecniche tra il 5% e il 13%, superiore ai margini economici di sostenibilità dell'impresa. Per cui è necessario, in particolare, "migliorare l'interconnessione tra ricerca, imprese agricole e politica che vadano tutte nella stessa direzione". E' quanto emerso dal convegno "Agricoltura e cambiamenti climatici: sfide e opportunità" organizzato dal Nucleo di Ricerca per la Desertificazione dell'Università di Sassari presso il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, a Roma.

E se i dati del 2017 parlano dell'anno più secco degli ultimi due secoli con danni stimati pari a circa 2 miliardi di euro gran parte dovuti alla siccità, solo in ottobre sono mancati in Italia 19 miliardi di metri cubi di acqua piovana, Pier Paolo Roggero, professore del Dipartimento di Agraria dell'Università di Sassari ricorda che "l'impatto del cambiamento climatico in agricoltura non può essere facilmente generalizzato. Alcune produzioni - spiega - sono calate (mais in pianura padana) altre migliorate in qualità e diminuite in quantità (uva da vino), altre migliorate in qualità e quantità (olivo da olio in Sardegna). In ogni situazione c'è chi vince e chi perde. Ma complessivamente il sistema perde, soprattutto quando c'è una forte specializzazione delle produzioni in pochi distretti". Per Roggero "mancano interventi strutturali da parte degli agricoltori e per questo dobbiamo aiutarli con strumenti tecnologici e modellistici previsionali nuovi".

Nel corso del convegno inoltre, secondo il progetto europeo di ricerca Macsur (Modelling European Agriculture for Food Security with Climate Change) finanziato dal Mipaaf con sette casi studio, come il distretto dell'oristanese in Sardegna, in Italia gli agricoltori hanno lamentato "il freno legato a regole inefficaci e applicate male, che interferiscono con le proprie capacità di rispondere in modo efficace alle pressioni climatiche". Per questo "occorre personalizzare le soluzioni caso per caso, secondo le specificità del contesto ambientale e socio economico".

Giuseppe Blasi del Mipaaf ha ribadito "come il sistema agricolo italiano abbia puntato su interventi mirati come infrastrutture irrigue, finanziare il piano di gestione del rischio e sulla salvaguardia della biodiversità animale". Per Barbara di Rollo di Cia, Confederazione italiana agricoltori "serve una strategia unitaria, gli agricoltori hanno piena consapevolezza dei cambiamenti climatici, quello che non hanno sono risposte" mentre per Donato Rotundo di Confagricoltura "ora dobbiamo puntare su un piano strategico di mitigazione ed adattamento che preveda il coinvolgimento di tutti gli attori".

A livello tecnologico secondo Mario Marino della Fao "serve una banca dati certificata proprio sulla capacità di prevedere cosa accadrà negli anni futuri".


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